Copio, dunque sono by Ernesto Assante

Copio, dunque sono by Ernesto Assante

Author:Ernesto Assante [Assante, Ernesto]
Language: eng
Format: epub
ISBN: 9788860632227
Published: 2010-08-05T22:00:00+00:00


COPIE? QUALI COPIE?

Quando parliamo di copia di un disco, non parliamo, come nella pittura, di falsi. L'originale di un quadro è solo in un museo o appartiene a una collezione privata. L'originale di un disco non esiste. Se sono convinto di possedere un originale di Ligabue, il pittore, e a cena a casa di un amico mi accorgo che lui è in possesso dello stesso quadro, possono venirmi dei dubbi sull'originalità di una o di entrambe le opere. Se scopro invece che nella sua discoteca esiste un'altra copia di un disco di Ligabue, il cantante, che possiedo anch'io, non avrò di che preoccuparmi: tutti possediamo le copie dei dischi, nessuno ha l'originale.

Ora nel caso della riproduzione digitale assistiamo alla copia della copia. Ma si tratta di un falso a livello economico, non tecnico, perché il contenuto è identico, la prestazione dell'oggetto è identica, l'emozione che ci restituisce è identica. All'originale. Nel caso di un quadro no. Né la sua fotografia, né la sua replica a opera di un abile falsario, saranno paragonabili all'originale. Quando si effettua una copia digitale, il risultato è solo concettualmente una "copia". In realtà i bit vengono trasferiti esattamente nella quantità e nell'ordine del "master", realizzando così un prodotto identico alla matrice e ottenendo un altro originale. Si può infatti sfidare chiunque ad ascoltare due CD, uno originale e l'altro "masterizzato", e a individuare quale sia la copia. Le informazioni sono le stesse e il suono anche: l'informatica ha così tolto al disco anche il connotato di pezzo unico e irriproducibile, cioè quello che lo rendeva un'opera d'arte. Non si tratta di "falsi", privi dunque di qualsiasi valore, ma di copie, che nell'era della riproducibilità tecnica modificano necessariamente la stessa percezione dell'arte distribuita o venduta secondo i canali tradizionali.

Quando si copiava un disco in vinile, ma anche un CD prima dell'arrivo dei masterizzatori casalinghi, su una cassetta, si perdeva qualcosa: il volume, la qualità sonora, la copertina, la proprietà culturale del disco in questione. Si guadagnava in compenso trasportabilità, minuti (i nastri vergini possono contenere fino a due ore di musica) e un fruscio costante che ci ricordava che non stavamo ascoltando l'originale ma la sua copia. Il disco, quello vero era a casa, ben custodito, pronto per il rito d'ascolto. Oggi i CD copiati hanno le stesse caratteristiche di quelli originali: pulizia sonora, compattezza, durata. Anche le copertine, nonché le etichette da apporre sul supporto stesso, si possono scaricare da siti specializzati e stampare a casa. In alcuni casi, con questi accorgimenti, la copia riesce così bene da poter essere spacciata per vera anche se manca il bollino SIAE che tanto, essendo spesso applicato sulla pellicola che avvolge il CD, viene buttato via con tutto l'involucro.

E allora, dov'è la differenza? Nel prezzo. Se un CD "vero", acquistato in un negozio, può costare, escluse particolari promozioni o rarità, dai 10 ai 20 euro di media, uno vergine, pronto a diventare il "falso" (ma neanche così tanto), non richiede più di un euro. Perché, si chiede il



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